Arresti dei Ros per droga, inchiesta nata per attualizzare i risultati dell’operazione Maglio 3
Non si tratta i spaccio in mano alle ‘ndrine, ma tra gli indagati dell’Operazione Sidera del Ros dei carabinieri ci sono alcuni soggetti contigui alla ‘ndrangheta. Per alcuni di essi, in passato i loro nomi erano emersi in attività antimafia (già denunciati, ma mai colpiti da misure cautelari in passato) oppure si tratta di soggetti che erano stati condannati, magari per traffico di stupefacenti, insieme ad altri esponenti della ‘ndrangheta. La contiguità nasce da questo. In più, tra gli indagati, ma non colpiti da misure cautelari, ci sono due soggetti che sono stati condannati, uno in maniera definitiva e uno in appello, per l’appartenenza al “Locale” di Genova. Il “Locale” è una struttura di coordinamento delle ‘ndrine.

L’indagine è nata con l’intenzione di approfondire e di attualizzare l’indagine “Maglio 3” che era stata fatta su un contesto puramente associativo. Sviluppando un aggiornamento di quell’indagine, i carabinieri del Ros avevano individuato quei soggetti contigui alla ‘ndrangheta che, però, erano anche dediti ad attività di smercio di stupefacenti a Genova. Da un lato le alterne vicissitudini del processo “Maglio 3” ha creato anche attendismo negli indagati che erano particolarmente accorti. Da parte di qualcuno c’era stato anche un po’ di disinteresse per le questioni più specificamente associative.
Il processo “Maglio 3”

LA CONDANNA DOPO 8 ANNI E 4 PROCESSI – La sentenza di primo grado per l’operazione Maglio 3 viene emessa dal Tribunale di Genova il 9 novembre 2012, a 2 anni dall’inizio delle indagini, costola della più ampia indagine “Il Crimine”, svoltasi a Reggio Calabria nel 2010. Al termine dell’operazione gli indagati erano 40, di cui 12 sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere perché accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso.
*In primo grado il giudice per le indagini preliminari Carpanini pronuncia il dispositivo di assoluzione nei confronti degli imputati detenuti in carcere, accusati di far parte, insieme al fruttivendolo (con negozio in piazza Giusti a San Fruttuoso) Domenico Gangemi, della ‘ndrangheta, in particolare dei Locali di Genova, Ventimiglia, Lavagna e Sarzana.
*Il 19 febbraio 2016 la Corte d’appello di Genova emette la sentenza di secondo grado, in cui viene confermata l’assoluzione per tutti gli imputati, ritenuti non colpevoli per non sussistenza del fatto.
*La Corte di Cassazione nel 2017 chiede che venga rifatto il processo d’appello.
*Nell’ottobre 2018 la Corte d’appello condanna i 9 ‘ndranghetisti affiliati ai Locali di Genova, Ventimiglia e Lavagna in particolare: Onofrio Garcea, Lorenzo Nucera, Rocco Bruzzaniti, Raffaele Battista, Antonino Multari, Michele Ciricosta, Benito Pepè, Fortunato Barillaro e Francesco Barilaro. È una condanna storica che riconosce per la prima volta l’esistenza della ‘ndrangheta a Genova
È in questo mondo che si muovevano alcuni degli indagati odierni, ma alla luce delle indagini Maglio 3, che hanno messo in scacco l’organizzazione, l’aspetto dello spaccio degli stupefacenti ha prevalso. Alcuni soggetti che erano contigui al sodalizio genovese erano inseriti nel traffico degli stupefacenti e questa era la loro attività principale. Ci sarà tempo per continuare le indagini e capire se anche in questo caso i soggetti si muovevano nell’ambito di un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico.

Le persone arrestate sono tutte residenti a Genova mentre la persona che ha ricevuto il divieto di dimora che è domiciliato in Campania. Erano per lo più grossisti dello spaccio, avevano i propri clienti che compravano per rivenderla. Si trattava di un livello superiore al pusher da strada. Commerciavano cocaina, hashish e marijuana.

Domenico Torbolino e Domenico Calabrese sono i due personaggi di spicco dell’inchiesta. Operavano in maniera coordinata nel mercato illecito degli stupefacenti, avvalendosi della collaborazione anche di altri indagati. I due, infatti, erano divenuti riferimento per una serie di soggetti, interessati a loro volta alla distribuzione della droga. Nel corso delle attività è stato anche documentato un tentativo di importazione di cocaina direttamente dal Sudamerica proprio per far fronte alle molteplici richieste. Domenico Calabese, Nicola Megna, Daniele Melis e Daniele Ranieri erano anche in possesso di armi, il che ha fatto rilevare la pericolosità del gruppo.



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